Luigi Sturzo
Comizio elettorale
Scritti inediti
vol. 1°: 1890-1924
a cura di FRANCESCO PIVA
prefazione di GABRIELE DE ROSA
EDIZIONI CINQUE LUNE
ISTITUTO LUIGI STURZO
COMIZIO ELETTORALE
(f. 175, c. 34)
I. — Alla vigilia di una battaglia elettorale, un comizio di
cittadini che si affermano sopra un programma e che impongono
a se stessi un metodo di lotta e un criterio di attività, è un atto
di viver civile collettivo.
A nessuno quindi può sembrare che noi, che ci ripresentiamo
nell'agone, facciamo come i dulcamara della medicina o
della politica che promettiamo col nostro specifico di guarire da
tutti i mali, per attirare il pubblico alla compera, cioè a dare il
voto. Noi ci appelliamo solamente alla coscienza degli elettori,
i quali si avranno l'amministrazione che si meritano con la loro
condotta e con l'esercizio del loro diritto. Se a noi questo corpo
elettorale, col suo voto, che è esplicazione di viver civile e imperio
costituzionale, c'impone di continuare nella via intrapresa,
rispondiamo all'appello della sovranità popolare. Se a noi è imposto
di lasciare la cosa pubblica in altre mani, anche questo dover
civile sappiam eseguire, lieti e spontaneamente, perché in ogni
posto si può servire la patria, secondo le proprie forze.
II. — Guardiamo adunque la situazione presente dal punto
di vista elettorale e dal punto di vista amministrativo, in modo
spassionato e sincero.
Il partito cattolico, affermatosi la prima volta nel 1899,
sorse come partito di centro e volle portare una nota propria
nella vita pubblica: escludere la corruzione nel voto; escluder
la clientela nella gestione amministrativa; escludere l'opposizione
sistematica nel Consiglio; dividere la vita politica dalla vita amministrativa;
per poter così risanare moralmente l'ambiente comunale,
viziato più dal sistema che da colpe di uomini; e affermare
questo con un carattere prettamente democratico e popolare.
In pari tempo si volle dare la cittadinanza al nome e alla
professione di cattolici, coscienziosamente e veramente italiani e
patriottici; affermando infine i principi moderni di vita amministrativa
di riforme, di attività nuove di libertà e autonomia dal
potere centrale.
La storia di questo partito che dal 1899 è sulla breccia, è
semplicemente questa. Fino al 1904, come Centro contribuì all'equilibrio
consiliare e al lavoro amministrativo, con indipendenza
e sicurezza, tanto che il paese ci acquistò subito fiducia in
modo che nel 1905 volle per tre volte dare sui nostri nomi la
sua piena adesione, nel febbraio, nel luglio e nel dicembre, sforzando
la nostra posizione di partito nascente e obbligandoci a
presentarci come partito di maggioranza.
Fu un momento culminante della vita elettorale cittadina;
un'affermazione solenne di speranze e di fiducia, un inizio di
nuovo sistema.
E tutte queste lotte le abbiamo fatte senza l'ombra della
corruzione, senza la menoma coazione, senza appoggio governativo,
senza prepotenze d'autorità, soli con il nostro programma
e con la fiducia della nostra attività; e quel che più, con una
lista senza precedenti, staccando tutto il passato da tutto l'avvenire.
Contro di noi si presentarono alcuni giovani, sotto un titolo
nuovo; sembrava che anch'essi fossero convinti di un rinnovamento
sul passato: si dichiararono radicali; ripeteron che non
avrebber fatto l'opposizione per tale; vollero anch'essi posare a
rinnovatori del paese.
Per due anni e per mesi la vita elettorale è proceduta calma
ed ha dato luogo a un lavoro pratico, del quale in due grandi
comizi ho dato conto al corpo elettorale; e sul quale tornerò in
sunto nella seconda parte di questa conferenza.
La minoranza in questi due anni ha sciupato le sue forze
senza combattimento, e si è annichilita nella sua consistenza programmatica.
Occorreva adunque che oggi alla vigilia delle elezioni,
qualcuno potesse ereditarne la posizione e il carattere, per
non cadere interamente nel nulla.
Dopo un primo tentativo, che ad imitazione di altri, fu
detto blocco, il quale sfumò per la poca coesione dei membri e
per la difficoltà di trovare un terreno politico che ne alimentasse
le forze; da 20 giorni si è formata una coalizione di uomini che
ha preso il nome di Partito Liberale Democratico, buttando fuori
combattimento il nome sciupato di radicale, e presentandosi al
paese come partito nuovo, con semplice carattere amministrativo,
con la tattica evidente di spostare l'attuale maggioranza,
per provocare una dimissione del consiglio o uno scioglimento,
e poi in un'elezione generale tentare di conquistar la maggioranza.
Essi evidentemente hanno chiamato a raccolta i malcontenti
e si presentano con una specie di programma di raccolta, gettando
il grido di allarme sull'attuale andamento amministrativo.
Anzitutto: elettoralmente è un partito nuovo o uno vecchio
che si trasforma? Avvezzo a trattar cavallerescamente gli
avversari non voglio fare l'analisi per dedurre le ragioni della
loro esistenza. Tutti hanno il diritto di muoversi nella vita civile.
Oggi pare che si tratti di un partito che sorge solo in opposizione
al nostro e con fini limitati; le parole liberale e popolare
si possono mettere a qualsiasi partito perché nulla contengono
di specifico nella vita pubblica di un comune. In Italia oramai
esistono poche gradazioni di partito che abbiano una rispondenza
nella vita della nazione: i liberali hanno due gradazioni: i moderati,
uniti con i cattolici a Roma, a Milano, a Bologna, a Venezia,
a Torino, a Firenze ecc.; gli anticlericali che amoreggiano con
i radicali e questi con i socialisti di qualsiasi tinta. Il resto sono
coalizioni personali, che oggi si uniscono e domani si sfasciano.
Noi non abbiamo oggi in Caltagirone nessuna questione di
indole politica che agiti il paese. Non c'è una vera lotta di classe
che divida la compagine sociale; non c'è una questione ideale che
divida le forze vive e militanti. C'è semplicemente e si è delineata
vivace una questione di persone: levati tu che ci voglio
star io.
Questa stessa coalizione domani, nel momento del lavoro
pratico, nelle questioni andanti di vita politica, troverà in se
stessa un enorme scompaginamento, perché una idealità fuori
della lotta presente manca assolutamente.
Non è un partito che si leva contro di noi, è una coalizione
di uomini, di malcontenti, di persone che vendono il loro voto,
che ci muovono incontro.
E noi leviamo la nostra bandiera pura di moralità e torniamo
anche oggi a gridare che non vogliamo corruttela elettorale,
camarille amministrative, personalismo politico.
Torniamo tre anni addietro, dieci anni addietro e dimostriamo
con i fatti la sincerità del nostro programma e delle nostre
finalità.
C'è oggi qualche cosa di diverso: c'è da una parte il concreto
della nostra attività, c'è dall'altra parte una voluta educazione
del corpo elettorale; c'è il precedente che dispone a favor
nostro.
Anche oggi noi, forti della nostra vita protestiamo contro
la corruzione elettorale e domandiamo al paese che tale protesta
suoni vigorosa.
La lotta è tutta su questo terreno. Se non vi fosse la corruzione,
non vi sarebbe lotta, neppure potrebbe pensarsi. È una
lotta morale delle più vigorose, delle migliori.
Il paese deve sapere se deve valere di più la coscienza libera
o la coscienza storpiata; se deve il paese soggiacere ad una vergogna
senza nome, o deve sollevarsi contro di essa. Dico questo
perché nessuno mette in dubbio che a favor nostro c'è il consenso
della classe pensante, c'è la simpatia del paese, c'è la parte che
non è elettore, che partecipa con passione alla nostra attività.
E perché questo? Pel nostro programma, e per i fatti concreti,
non per le parole.
Idea madre: l'incremento industriale, agricolo, commerciale
del paese. Questa idea seguita attraverso tutta l'attività.
Che cosa abbiam fatto?
La luce elettrica è un fatto compiuto. Perché non è stata
fatta in venti anni? Perché caddero i consigli comunali del 1900
(sindaco Gravina) e del 1905 (sindaco Nicastro)?
Plausi al merito
Perché il contratto di Caltagirone è divenuto tipo per molti
comuni?
Le scuole del Carmine: perché non furono fatte dal 1896
a oggi? Per dieci anni?
La via Cordova? Perché non fu mai tentata e fatta?
Il Piano regolatore? Perché non fu mai approntato?
La sistemazione delle vie rurali (via Balchino [?] Ponte Gallo).
La via S. Pietro?
La Banda Municipale rifatta dopo 7 anni di scioglimento:
S. Pietro. Si grida contro quello che si è fatto; e perché non
fu fatto mai?
I sugheri? Chi avrebbe fatto come abbiam fatto noi?
Il piano economico.
Il riordinamento degli uffici.
La parte pratica del Palazzo comunale.
L'oleificio; Palazzo Poste; Il piano della Stazione.
Scuole S. Orsola.
Refezione scolastica.
Filovia.
Parte pratica del palazzo comunale, ecc. ecc.
Non devo ripeterlo io. Lo dicon i fatti, lo ripete il paese.
Però si fanno delle accuse:
1. Spende troppo: si andrà al fallimento o alle tasse.
Inanità delle accuse; fatti estrinsechi (approvazione conti e
bilanci); 27 mila lire di avanzo.
2. La cassa non è fornita.
Credito dallo Stato.
[...]
Sistemazione di cassa scosso per non scosso; difficoltà finanziarie
del comune in genere.
3. Tasse.
Criteri amministrativi, altro è il debito, altro la tassa. Modi
di pagamento.
Acqua di ganzeria e le prime riforme della città.
Non è possibile la sospensione della vita amministrativa.
Necessità d'incremento del paese; miglioramenti dei servizi;
trasformazioni.
Le grandi crisi non si superano senza abnegazione.
Questo programma, il nostro programma, è il programma
del paese; e nessuno vi può sfuggire. Noi oggi non ripetiamo
quello che abbiam scritto e promesso. Diciamo che ancora c'è
da lavorare.
a) Opere pubbliche in corso
piano regolatore
via alla stazione
parte pratica palazzo com[unale]
palazzo poste
via Orsola
via Cordova
teatro - via S. Pietro - vie Rurali
b) Opere pubbliche da affrontare:
filovia
sistemazione uffici giudiziarii
scuole professionali
scuole femminili superiori
sistemazione giardini pubblici
fognature cittadine
c) Patrimonio
sistemazione S. Pietro
usurpi feudi
usurpi trazzere
vie vicinali
Non è possibile l'arresto; anche che lo vogliano coloro che
vendono il loro voto.