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            <titleStmt>
                <title>Il legittimismo in Italia</title>
                <author>Luigi Sturzo</author>
                <respStmt>
                    <resp>Responsabile codifica</resp>
                    <name>Stefania Sotgiu</name>
                </respStmt>
                
                <respStmt>
                    <resp>Progetto di ricerca promotore dell'edizione</resp>
                    <orgName> PRIN 2022 ARDIPS - Archivio Digitale dell'Italiano Parlato-scritto (1860-1953)</orgName>
                </respStmt>
            </titleStmt>
            <publicationStmt>
                <publisher>Progetto ARDIPS</publisher>
                <pubPlace>Messina - Catania - Milano</pubPlace>
                <date>2025</date>
                <availability status="restricted">
                    <p>Edizione elettronica pubblicata con licenza CC BY-SA 4.0</p>
                </availability>
            </publicationStmt>
            <sourceDesc>
                <p>Scritti inediti, vol. 1°: 1890-1924, a cura di Francesco Piva, Roma, edizioni cinque lune, 1974, pp. 245-249.</p>
            </sourceDesc>
        </fileDesc>
    </teiHeader><text>
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  <div>
    <p>
Scritti inediti
    </p>
    <p>
    vol. 1°: 1890-1924
    </p>
    <p>
      a cura di FRANCESCO PIVA
    </p>
    <p>
      prefazione di GABRIELE DE ROSA
    </p>
    <p>
      EDIZIONI CINQUE LUNE
    </p>
    <p>
      ISTITUTO LUIGI STURZO
    </p>
  </div>
</front>

<body>
<div n='il legittimismo in Italia' type='sezione'>
 
<pb n='245'/>
  
  <p>
    IL LEGITTIMISMO IN ITALIA
  </p>
  <p>
    (f. 144, c. 3)
  </p>
<p>
Ho lasciato per un mese che una certa stampa si sbizzarrisse 
contro di me, che ho assunto nel campo cattolico, dal Congresso 
di Bologna a questa parte, per merito loro (bisogna riconoscerlo), 
l'impresa di una crociata incruenta contro i borbonici infestanti 
le associazioni cattoliche napoletane. E il mio silenzio non è stato 
privo da una certa tendenziosità; perché volevo una giustificazione 
patente alla mossa che io e molti amici del meridionale d'Italia 
credemmo opportuna fare a Bologna, quando nell'ordine del 
giorno sulla «Questione Meridionale» abbiamo scritto che era 
necessario dissipare l'<hi rend="italic">equivoco legittimista</hi> del nostro movimento 
cattolico.
</p>
<p>La parola dissipare l'equivoco legittimista" nella sua misurata 
espressione non significa "dar la caccia ai borbonici" ma 
trovar modo come nelle nostre fila di cattolici non s'infiltrasse 
una questione di carattere prettamente politico, che noi con la 
gran maggioranza dell'Italia riteniamo una questione addirittura 
morta, e che altri si sforza credere ancora viva.
</p>
<p>
Dico questo per ridurre al suo vero carattere la portata 
dell'espressione da me scritta e accettata da più di trenta firmatari

<pb n='246'/>
  
del celebre <hi rend="italic">Ordine del Giorno</hi>; portata che non è stata 
analizzata dai borbonici o pseudo-borbonici del campo cattolico, 
che hanno strillato a più non posso contro l'abate Sturzo, a cominciare 
dal Conte Pasini Frassoni, che pubblicò una protesta 
a nome del <hi rend="italic">Collegio araldico</hi> e della <hi rend="italic">Nobiltà Cattolica Italiana</hi>,
a terminare alla <hi rend="italic">Discussione</hi>, ad Elia Rotondo, a Galati-Scuderi 
con i loro articoli, lettere aperte, dialoghi italo-siculi e giù di lì.
</p>
<p>
A ogni modo a me non preme che abbiano equivocato o 
voluto equivocare; anzi mi giova molto; e quell'<hi rend="italic">equivoco legittimista</hi>,
che tanti offende, potrà chiarirsi, dando a ciascuno le proprie 
responsabilità.
</p>
<p>
Dalla lettura attenta dei <hi rend="italic">documenti umani</hi> (un bel titolo 
messo dall'<hi rend="italic">Osservatore Cattolico</hi> a titolo della protesta del Collegio 
Araldico contro di me) si volevano dire tre idee fondamentali: 
1° - che il legittimismo è un dovere dei cattolici meridionali; 
2° - che la difesa della causa della Santa Sede, riguardo al 
potere temporale, e quella dei principi spodestati hanno un legame 
di connessione e di rapporto intrinseco; 3° - che la salvezza 
del Meridionale sta nell'autonomia che non si potrà ottenere 
senza le rivendicazioni storico-legittimiste.
</p>
<p>
Le parole non sono queste, ma il senso dei loro articoli 
polemici è chiaro ed è precisamente questo. Essi così piantano 
una questione politica, una religiosa, e una amministrativa, la 
soluzione delle quali è nelle rivendicazioni legittimiste; per cui la 
bandiera del legittimismo sventolata timidamente, s'innalza sopra 
al movimento detto cattolico di Napoli e l'ombra di essa lo aduggia.
</p>
<p>
Noi invece contestiamo loro la legittimità cattolica di tale 
ideale, e i rapporti che stabiliscono fra il legittimismo e l'organizzazione 
cattolica, la difesa dei diritti della Santa Sede e la questione 
meridionale.
</p>
<p>
Per noi il legittimismo è una pianta che non deve essere 
coltivata nelle nostre associazioni cattoliche; nelle quali non si fa 
questione di forma di governi o di dinastie regie o di ideali repubblicani. 
Il nostro ideale religioso, civile e sociale ha obiettivi più 
alti, che non siano le rivendicazioni dei diritti storici di famiglie
  
<pb n='247'/>
  
regnanti, e finalità più universali che quelle di interessi politici 
di indole direi quasi privata.
</p>
<p>
E se non fosse il dissidio fra Chiesa e Stato per la libertà 
e la indipendenza del Romano Pontefice, noi cattolici italiani 
non solo non avremmo avuto difficoltà ma avremmo il dovere 
di aderire al presente ordine di cose, come ai cattolici francesi 
Leone XIII riconobbe e inculcò il dovere di aderire alla repubblica, 
smettendo le viete rivendicazioni legittimiste, che scindono 
le forze cattoliche, che rendono inviso il nome di cattolici 
alle nazioni, e che lasciano che i nemici della religione impunemente 
e liberamente nei civici e politici consessi continuino la 
politica delle persecuzioni.
</p>
<p>
Non s'intende così giustificare il modo o l'origine storica 
del potere pubblico, come oggi è; perché se volessimo, con la 
storia alla mano, esaminare a punta di diritto e di morale i passaggi 
delle dinastie e dei re, troveremmo da quanto sangue e da 
quante ingiustizie trassero i titoli di dominio la gran maggioranza 
delle famiglie regnanti in Europa in tutti i secoli. Invece a norma 
del più elementare diritto, noi reputiamo che le potestà politiche 
sono pel bene della nazione e non viceversa; per cui ad evitare i 
mali di lotte e di fazioni politiche (ieri militari e oggi civili) è 
dovere dei cattolici di non turbare l'ordine e di non alzare bandiere 
faziose. È in questo senso che Leone XIII ha appoggiato 
in Spagna l'attuale famiglia regnante, pur di principii liberali, 
invece del pretendente Don Carlos e dei carlisti, in massima parte 
cattolici e preti, alla stessa guisa che consigliò ai cattolici francesi 
l'adesione alla repubblica.
</p>
<p>
Ma in Italia una questione religiosa viva sempre, per la sua 
intrinseca natura tiene diviso lo Stato dalla Chiesa e lontani 
i cattolici dalla vita parlamentare. È una questione religiosa, 
che non si lega alla questione politica delle case regnanti in 
Italia prima del <hi rend="italic">sessanta</hi>, che non ha carattere legittimista, che 
non esiste per un carattere politico. Se fosse così, come i legittimisti 
e i borbonici la pensano, alla stessa stregua e con gli stessi 
criterii dovremmo giudicare la questione romana, e ritenerla 
chiusa, come si ritiene chiusa ed è chiusa la questione dei Borboni 
nelle antiche due Sicilie.
</p>

<pb n='248'/>
  
<p>  
Invece non è così: si tratta della libertà e della indipendenza 
del Papa quale capo religioso dei cattolici, esclusivamente come 
tale e in rapporto alla sua divina missione.
</p>
<p>
Onde sin che non si arrivi alla soluzione del grave problema, 
che può durar secoli, come durano secoli le catacombe, il diritto 
della Santa Sede alla libertà e alla indipendenza non solo di fatto 
ma di diritto non può subire menomazioni o preposizioni.
</p>
<p>
Né spetta a noi risolvere il problema, ma al Papa; e nostro 
dovere è cooperare e lavorare come vuole il Papa a questo scopo; 
oggi, per esempio, astenendosi dalle urne, domani andando alle 
urne; formando le coscienze cristiane e ravvivando gl'ideali guelfi 
della missione dell'Italia; contrastando il socialismo antireligioso e 
sviluppando l'organizzazione cattolica.
</p>
<p>
Sublimi ideali e santa opera questa, che non deve soffrire 
l'ombra di interessi politici, di rivendicazioni postume, di sentimenti 
antinazionali, di ibridismi legittimisti.
</p>
<p>
Del resto io non arrivo a comprendere che vogliano questi 
uomini con la faccia voltata indietro, come gl'indovini dell'inferno 
dantesco.
</p>
<p>
Credono che il popolo pensi più ai borboni?...
</p>
<p>
Credono che ne sia possibile il ritorno e lo smembramento 
dell'Italia?...
</p>
<p>
Credono che ciò gioverebbe alla patria, o piuttosto non la 
getterebbe (se fosse possibile) nelle agitazioni di parte?
</p>
<p>
Infine, vogliono la guerra?
</p>
<p>
Domande vane: quanti siete? io dico a costoro. E se siete 
i pochi, anzi se men siete come partito civile e politico in Italia, 
a che, entrando nelle associazioni cattoliche, cercate il terreno 
adatto per coltivare una vostra inutile e dannosa aspirazione?
</p>
<p>
Nessun cattolico viene da noi per sostenere la repubblica, 
e pure non pochi sono repubblicani; così nessuno deve venire 
da noi a sostenere la causa legittimista, ma solamente la causa 
della religione, del Papato, della nazione, del popolo per rigenerare 
e nazione e popolo in G[esù] C[risto].
</p>
<p>
* * *
</p>
<p>
Un'altra questione fanno alcuni. Essi dicono: l'attuale governo 
unitario ha sfruttato il Mezzogiorno: ebbene, che il mezzogiorno
  
<pb n='249'/>
  
torni ad essere quel che era, e sarà salvo. Ecco il perché 
del legittimismo.
</p>
<p>
Anche in ciò non siamo d'accordo: noi non possiamo avere 
di mira un obiettivo impossibile, né un obiettivo che comprometta 
una causa più alta qual'è quella della religione; e tale 
sarebbe il proposito di legare la salvezza del mezzogiorno al 
ritorno dei Borboni.
</p>
<p>
Del resto è così primitivo e meccanico questo concetto in 
ordine ai rimedi del mezzogiorno, che non val la pena metterlo in 
discussione. Ci vuole la coscienza e l'energia di un popolo per 
salvar se stesso; e i governi potranno fare del male; difficilmente 
fanno del bene senza che questo bene abbia vita intrinseca.
</p>
<p>
Concludendo: noi cattolici italiani abbiamo il diritto di volere 
escluso dalle nostre attività un ideale e una finalità politica 
di forma di governi che pregiudica di per sé all'azione generale 
dei cattolici e agli altri scopi per cui si lavora. Non diciamo 
quindi di dar la caccia alle persone, ma di non volere che queste 
persone vogliano difender l'altare difendendo troni caduti, e 
che portino come loro ideale <hi rend="italic">di vita pubblica</hi> il legittimismo.
</p>
<p>
Ecco il senso e la portata della frase dell'ordine del giorno 
di Bologna. 
</p>
</div>
</body>
</text>
</TEI>